lunedì 7 gennaio 2013

povero ercole



E al quarto giorno di quella tortura incominciò a disperare. Se stava in piedi passeggiando per casa incominciavano a torturarlo le ginocchia, e un freddo gelido, come un vento di morte, si impadroniva dell'estremità dei suoi arti. Se stava seduto, dopo qualche minuto incominciavano a torturarlo i glutei. Sdraiato resisteva di più, ma poi si arrendeva al dolore. La colpa è degli interferoni, gli spiegò la figlia farmacista, che come al solito per aggiustare da una parte sfasciano dall'altra. Ed in questo caso mai termine era così appropriato. Sì, perché ogni fascio muscolare ospitava una serie di spilli a quattro punte, come quelli per i posti di blocco. La schiena era il luogo preferito da questi strani oggetti, tanto virtuali quanto dolorosi. Madre natura s'era anche inventata un altro strano marchingegno: una fascia elastica rivestita all'interno di pungoli d'acciaio lunghi circa due mm l'uno, la fascia magicamente si contraeva e ruotava almeno una volta ogni dieci secondi. Ognuno dei grandi muscoli ne aveva una propria, persino i muscoli della tibia.
E calava la notte, con la sua solitudine, anche lamentarsi non portava sollievo -tanto non c'era nessuno a sentirti- ed era infinitamente lunga la notte, poi al mattino arrivava il sudore e il poveretto si risvegliava nel letto bagnato con il pigiama bagnato. Tutta la superficie della pelle era indolenzita, ogni pelo, se sfiorato produceva il suo strazio. Stare sdraiato sul divano davanti la televisione era il suo unico conforto -pensate a quale abbrutimento il poveretto era ormai costretto- ma al dodicesimo episodio di “premium crime” la sua mente, seppur brillante e sempre lucida, incominciò a vacillare. Era ormai allo stremo. La fine era vicina. Prese allora una decisione che mai avrebbe preso in altre condizioni. Convocò la famiglia al suo capezzale e dopo qualche colpo di tosse ben assestato e qualche versaccio da moribondo ansimante, pronunciò nitide queste parole:

MI SONO ROTTO LE PALLEEEEEEE!!!!!