giovedì 23 febbraio 2012

Un racconto: Rosabella


Rosabella

Se c’è un vantaggio nel prendere il treno per Roma alle 4:20 del mattino è proprio quello di potersi scegliere il posto, Rosabella questo lo sapeva e lo apprezzava. Sceglieva sempre il primo sulla destra, quello che guardava la parete dell’ingresso, a favore di vento; perché quando, più tardi, gli operai saliti alle stazioni successive avrebbero incominciato a fumare, lei poteva aprire quel filino d’aria tanto piccolo da non far protestare quelli dei sedili successivi, ma sufficiente a non rimanere soffocata da quel denso fumo di nazionali senza filtro. Ma questo non bastava, doveva affrontare un altro terribile problema, il freddo. Attreversava prima tutto il treno per scegliere la carrozza meno fredda.  La maggior parte delle carrozze venivano direttamente dal deposito, e il riscaldamento a vapore ci metteva veramente  troppo prima di scaldare. Anche se eravamo già nell’anno millenovecentosettantanove a ben dieci anni dallo sbarco sulla luna, le ferrovie dello stato destinavano per quella linea di pendolari tutte le vecchie carcasse vicine alla dismissione. Del resto  la Napoli-Roma via Cassino era una linea secondaria. Sedili in legno, riscaldamento a vapore, porte scassate, bagni indecenti, eccetera..., dispositivi dalla tecnologia avanzata destinati alla rottamazione, ovvero: roba da pendolari. Al ritorno poi, Rosabella aveva il problema opposto: caldo soffocante.
Caldo, freddo, vapore, fumo, il dramma di fare la pipì, puzza di sudore, di piedi, d’aglio o cipolle e affini erano i suoi dichiarati nemici e inesorabilmente la perseguitavano ogni santo giorno di lavoro.
Rosabella ormai era una ragazza da marito ben stagionata. In qualche modo il suo nome la perseguitava. Rosa, talvolta quasi rosse, erano le sua guance, freddo o caldo non importava, aveva sempre gli “special accesi”, come dicevano sempre quei bastardi dei suoi compagni della scuola media. Aveva gli occhi celeste chiaro, sempre un po’ appannati. La testa dominava tutto il resto, e i suoi capelli crespi, biondi, secchi come la stoppa, legati dietro la testa non aiutavano di certo a snellirne la figura. Come se non bastasse, aveva il naso un po’ all’ insù con le narici più che pronunciate. Tanto che, sempre quei “cari” compagni delle medie, perché alle superiori i genitori non l’avevano mandata, la chiamavano “Rosabella la porcella”.
Insomma, al fine, Rosabella non era proprio quello che il nome le auspicava, ma cosa ancor peggiore, la donna ne era ben cosciente, tanto che aveva smesso di pensare ormai all’amore e tantomeno ad un marito.  Del resto, lavorava come donna delle pulizie presso un’azienda a Roma, non aveva bisogno di nessuno, e questo le dava dignità e sicurezza. Non che non avesse avuto le sue esperienze amorose. Da quando ragazzina, gli amici avevano scoperto che le piaceva accarezzare “il coso” caldo e morbido, di giorno facevano sì finta di evitarla, ma la sera facevano a gara per portarla a fare una passeggiata “di dietro al monumento”. Ricorda con piacere pure quella volta che il macellaio rubò la sua verginità tra i manzi della cella frigorifera. Le sue soddisfazioni con l’altro sesso se l’era pur levate e nel suo cuore le era più che sufficiente. In conclusione, per lei i maschi erano tutti stupidi e puzzolenti e non trovava in loro il minimo interesse.
Invece i cruciverba erano la sua passione, ”la settimana enigmistica” le piaceva da morire. Imparava tante cose in quelle interminabili ore passate dondolando tra domande e risposte. Nei suoi quotidiani viaggi in treno si estraniava completamente dal mondo reale ed entrava nel mondo del sette verticale e dell’undici orizzontale. I cruciverba  per lei erano quasi un credo. Si era comprata persino l’enciclopedia, quella  che vendono con due anni di comode rate.
La mattina la vedevi come rattrappita, arrotolata su quei fogli a scacchi bianchi e neri, con i guanti dalle dita mozze, il lapis in mano con la punta gommosa appoggiata sul naso, lo sguardo pensante, fisso nel vuoto; cancellava e scriveva, scriveva e cancellava. Parlava spesso da sola, sottovoce per non disturbare il vicino che dormiva.  Se invece il compagno di viaggio era in confidenza lo coinvolgeva con le domande. E la sera, qualche volta, come una missionaria, invece del rosario, nel vagone riusciva ad allestire un cruciverba collettivo. La notte al letto anche se stanca morta sognava a quadri bianchi e neri le domande comprensive di risposta. Le casellone dei quiz televisivi per lei non avevano segreti.

Quel giorno però aveva iniziato l’ultimo cruciverba troppo tardi, odiava lasciare caselle non riempite. Il treno era giunto a “Colle Mattia”, rimaneva “Le capannelle” e poi l’arrivo.
Ma guarda che razza di domanda mi è capitata. - pensava - sette orizzontale, cinque lettere:
Cosa invocò il cavaliere Brancaleone da Norcia ai margini del deserto nell’ultima crociata?
conosco Goffredo di Buglione, Riccardo cuor di leone, ma Brancaleone da Norcia non l’ho mai sentito. Se avessi l’enciclopedia a portata di mano... cinque verticale: ‘capoluogo della Lombardia’... Milano. Bene vediamo... parola di 5 lettere che inizia con la ‘M’, che cavolo invocò Brancaleone da Norcia? Che razza di nome.”
I’agitazione dei passeggeri la riportò  in fretta alla realtà, erano arrivati. Svelta, Rosabella infilò il cruciverba nella sua ampia borsa, dove teneva il grembiule i panini e tutto il necessario. Subito in piedi per non perdere l’attimo, e poi via, in metropolitana. Le scale fatte di corsa come sempre. Accidenti! Arrivò che il treno stava ormai in movimento.
Che ci vuoi fare?
-pensò-
Prendo la prossima, così finisco il cruciverba.
In piedi vicino ai binari, forse troppo vicina, affrontò con coraggio il nove verticale:
“ ‘lega di rame e zinco’, inizia con la ‘O’ , o... o... ottone? o-t-t-o-n-e , e vai! Ci siamo! Brancaleone invocò... “MO...”, no! non mi viene in mente, svelta! Passa avanti. Dieci verticale: ‘la capitale d’Italia’, questa è facile: R-O-M-A. Bene! Brancaleone invoco la MOR...
Attenta! le gridarono tutti, arriva il treno, ma lei era  troppo concentrata.
MOR... MOR... MORTE! Evviva! Ci sono!”  

Troppo tardi s’accorse del treno.
l’ultimo cruciverba rimase incompiuto... “la settimana engimistica” le piaceva davvero da morire.